Personal branding: l’antidoto all’istinto di non fidarsi degli sconosciuti?

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Sì, perché che tu sia traduttore, traduttrice o interprete il tuo più grande nemico è la diffidenza iniziale, ossia l’istinto di non fidarsi.

Un cliente che non sa chi sei, cosa fai nello specifico e, soprattutto, come puoi aiutarlo difficilmente busserà alla tua porta.

Un cliente che non ha riprova delle tue competenze, magari tramite le recensioni o le raccomandazioni su LinkedIn, difficilmente accetterà una tariffa più alta.

 

Parti dal passaparola

Potresti far leva sul passaparola, per promuovere la tua reputazione positiva.

Fra colleghi è una cosa tanto naturale e ti consiglio di sfruttare tutte le potenzialità di LinkedIn per farlo al meglio.

In generale, essere attivi sui social ha una sua importanza.

Ma con i clienti?

Avere un’identità ben definita, comunicare un messaggio coerente, con il tuo tono di voce e un’identità visiva (logo, grafica, palette, ecc.) coordinata aiuta a posizionarti come professionista.

Nei limiti degli accordi di riservatezza, potrebbe aiutare citare clienti importanti per cui hai lavorato.

Si chiama effetto alone e funziona proprio tanto.

 

Parti dal perché

Simon Sinek con il suo Golden Circle ci spiega che è il perché a muovere le nostre scelte.

 

Perché dovrei sceglierti? Qual è il vantaggio per me?

 

Se i valori dei clienti si intersecano con i tuoi, allora la scelta sembrerà naturale.

Spesso mi capita di vedere professionisti che parlano del loro perché.

Legittimo, ma che effetto fa su chi legge?

 

Ti faccio un esempio pratico.

Prima di lanciare L’Ora del Tu ho ascoltato e riflettuto, tanto.

Io traduco dal 2006 e questo è il mio mondo. Qualcosina ho imparato.

Ma ascoltare i bisogni di chi traduce si è rivelato fondamentale.

Per il Payoff del servizio di consulenza avrei potuto scegliere:

 

Consulenza dritta al punto

 

Qui il beneficio è che so quanto hai da fare, quindi ti insegno a formulare il tuo personal branding, a ottimizzare LinkedIn o a creare il tuo sito web senza perderci nella teoria. So che stai lavorando a tempo pieno, devi poter arrivare a un risultato fantastico senza perdere lo slancio iniziale.

Parola d’ordine: pratica, tanta pratica.

Oppure

Consulenza da esperta per esperti

 

Qui il beneficio è che IO ho tanta esperienza (manca poco e farò i 18 anni di carriera, speriamo mi diano almeno la patente) e mi rivolgo a un segmento ben specifico: traduttori, traduttrici e interpreti con almeno 5 anni di esperienza.

Cosa ho scelto alla fine?

Un’ora per raccontarti meglio

Il beneficio è tutto per te. Sei tu che hai un’ora (in consulenza) per raccontarti meglio. Sei tu a scegliere come raccontarti meglio. Sei tu a diventare indipendente e poter replicare ciò che hai imparato per tutto il resto della tua carriera.

E poi confesso che mi sembrava un bel richiamo al nome L’Ora del Tu.

 

Anche il payoff è parte del tuo personal branding. E se è figlio dei bisogni del tuo target, ancora meglio.

Ricorda che parlare con i clienti aiuta sempre, per capire le esigenze, il loro punto di vista e le loro aspettative. In una parola, il loro perché.

 

Racconta bene il tuo come

Il come può essere anche un elemento differenziante.

Ad esempio se ti occupi di traduzione legale, un come differenziante potrebbe essere accettare il pagamento tramite Satispay e Paypal, che per alcuni è più semplice del bonifico.

Oppure essere CTU. Non tutti lo sono.

Se sei interprete, spiegare come funziona il tuo lavoro e quali sono i vantaggi potrebbe abbattere quella diffidenza iniziale che spesso riscontriamo.

Molti lo chiamano “educare il cliente” ma io lo vedo più come un mettersi nei suoi panni e cercare di capire cosa non lo convince, magari utilizzando storie di altri clienti che avevano dubbi simili e che si sono risolte in un “tutti felici e contenti”. Le famose Success Stories.

 

Ricorda di spiegare il tuo cosa

Il Personal branding riguarda anche il cosa, non solo il come.

Narrare cosa fai con parole vicine alle tue buyer personas aiuta ad abbattere la naturale diffidenza iniziale.

Nancy Duarte ha fatto un bellissimo lavoro su questo. Si chiama Resonate e ti consiglio di leggerlo, leggerlo e leggerlo ancora.

Cambia la tecnologia, imperversa l’intelligenza artificiale generativa, ma rimaniamo sempre umani e l’istinto e la prima impressione spesso la fanno ancora da padroni.

Un “cosa” che risuona con il tuo target è l’ultimo elemento del processo decisionale. 

Secondo il Golden Circle di Sinek, ma anche io sono abbastanza d’accordo.

Simon, non ti arrabbiare quando te lo dico.

 

Un’arma in più: gruppi, eventi e collaborazioni

Il personal branding, con i tuoi valori e l’identità visiva, il logo, il TOV, il payoff, le foto professionali, copy e SEO ottimizzati su tutti i tuoi punti di contatto torna utile anche quando decidi di partecipare a gruppi, eventi o di lanciare nuove collaborazioni.

È ciò che ti distingue, ciò che ti rende memorabile. E ti aiuta a combattere l’ansia da “non so cosa dire, io non ci vado”.

È la tua occasione per avere nuovi contatti e opportunità.

Non vorrai buttarla così?

 

Conclusioni: il Personal Branding dovrebbe far parte del tuo DNA 

Siamo partiti dal desiderio di applicare tariffe più alte.

Abbiamo visto che è necessario abbattere la diffidenza iniziale, nutrire le relazioni con i clienti e con i colleghi, narrare il perché, il come e il cosa di ciò che facciamo. Con i bisogni del destinatario in testa.

Il personal branding ti aiuta a fare tutto questo.

Ti permette di posizionarti come professionista.

Ti sostiene nella tua reputazione e nei rapporti verso l’esterno.

Ti facilita le cose perché la “fatica grande” la fai solo una volta. Poi puoi vivere di rendita (quasi).

E con L’Ora del Tu lo fai in remoto, davanti a una tazza di tè, secondo i tuoi tempi.

Vero, Simon?

 

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