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ToggleAttivare i clienti significa farti ricordare.
Che tu stia parlando a clienti ricorrenti o clienti potenziali, ci sono diverse strategie che puoi utilizzare per farti scegliere ancora e ancora.
Ne ho parlato con Chiara Foffano, copywriter, autrice di un bellissimo libro sullo sketchnoting ed esperta di naming.
Chiara, ci racconti cosa fai nel tuo lavoro?
Sono una scrittrice digitale, o meglio, una web copywriter (diciamo le cose bene).
Mi occupo di strutturare, architettare, stendere, revisionare, editare un contenuto scritto per il web.
Quindi siti, landing pages, newsletter, blog post, piani editoriali, caption social.
Ma sono anche analogica: ho pubblicato con la collega Elena Brugnerotto un libro per la casa editrice Erickson sullo sketchnoting come metodo di studio nelle classi delle scuole secondarie di primo grado.
Lo sketchnoting è una tecnica di facilitazione visuale che può essere praticata da chiunque, e io la trovo utile anche nel mio lavoro che invece di disegni si occupa di parole!
La carta è l’origine della mia passione per le parole e la maneggio sempre volentieri: scrivo lettere di presentazione, brochures, cataloghi, manuali, manifesti aziendali.
On demand, come Netflix.
Ma la mia vera passione è la scrittura creativa, che mi è molto utile nel mio lavoro.
Scrivo racconti per divertimento e anche quando sono arrabbiata così sfogo lì tutte le frustrazioni represse e creo personaggi cattivissimi che strozzano le persone al posto mio.
Ho scritto anche un romanzo, una volta, ma è dove deve stare: nel cassetto.
Se parliamo di naming, quali sono gli elementi da cui partire per arrivare al nome definitivo?
Ti posso raccontare il mio processo, perché non sempre ho un metodo.
Sì, lo ammetto.
Trovo che l’attività di naming sia un viaggio creativo molto personale e che le “regole” da seguire non valgano per tutti.
Parto innanzitutto studiando il soggetto, quindi il concept principale del brand o, nel caso del personal branding, dalla o dal professionista: i suoi valori, le sue aspirazioni, quello che propone al mercato.
La sua carta d’identità ufficiale, diciamo.
Ma cerco di andare ben più in là, alcune volte chiedendo di più, ovviamente con rispetto e per piacere (le passioni che lo/la muovono, chi sono i suoi eroi, ciò che non tollera proprio) altre invece usando intuito, empatia, osservazione e ascolto (qual è il suo approccio alla vita, cosa la/lo commuove, come si veste, come si pone).
Spesso le “verità” delle persone sono nascoste dietro alla professione, all’abito che si indossa.
E a me piace andare oltre.
Lo stesso con un brand, soprattutto quelli disabituati a osare perché è sempre stato detto così o perché vogliono rimanere nello standard di mercato o perché ancora, non sanno davvero dove mirare.
Poi inizia la ricerca: parto dai concorrenti e allargo il cerchio ai brand che hanno gli stessi valori ma tutt’altra produzione, ad esempio, oppure con palette di colori simili o vicini geograficamente.
Se c’è un logo (e qui l’attività si contamina con quella del visual, una manna per chi maneggia lettere!) cerco rimandi, associazioni, similitudini, contrari e differenze.
Nella prima fase, quella della contaminazione, compilo liste di parole e di significati, cerco etimologie, riferimenti storici, personaggi della tv, ingredienti, canzoni.
È un viaggio creativo in cui tutto può succedere.
Segue la fase centrale, quella della scelta: scremo le idee iniziali e mi focalizzo su una decina di soluzioni.
Se i tempi me lo consentono, le lascio riposare lì un paio di giorni almeno.
Devo arrivare a cinque per poi sceglierne tre, definitive: una soft, una molto rock e una più classica o semplice all’orecchio.
Ognuna con la spiegazione del suo viaggio.
E siccome la decisione ultima è di chi si chiamerà con quel nome, può essere che si debba ricominciare tutto (o quasi).
Il naming è un processo creativo personale di cui si sottovaluta il tempo e le energie in ballo.
Ah, tutto sto pippone vale il doppio per chi lavora con le lingue straniere! Sai quanti riferimenti e giochi di parole si possono fare con doppi significati, suoni, assonanze… c’è da divertirsi, non vedo l’ora!
Nella tua esperienza, quanto è importante la scelta di un nome chiaro e facile da ricordare?
La vera sfida è trovare la connessione tra il nome e il senso del brand, il suo beneficio.
Ci sono nomi chiari e memorabili che però non dicono molto del brand quindi le persone passano oltre, non ti ricordano.
Un nome chiaro e facile da ricordare aiuta ovviamente, ma deve essere legato alla tua identità, non può essere solo un gioco di parole.
Se sei freelance e stai cercando un nome per la tua attività, credo sia la personalità a fare la differenza.
Quanto hai voglia di osare, quanto vuoi rivelare, la tua postura nel mondo insomma, il tuo carattere, la tua voce (di nuovo).
Io parto da questo materiale per arrivare alle proposte.
E se è vero che il naming è un processo creativo molto personale per chi crea il nome, e è altrettanto vero che si tratta di un processo creativo a più mani e più teste, ossia un percorso condiviso.
Tu hai una newsletter, Cartucce, che racconta tanto di te e insegna a fare esercizi pratici di scrittura o di osservazione.
Quanto incide il nome della newsletter sulla probabilità che venga aperta e letta dal tuo target?
Credo incida più la coerenza del nome, proprio come sopra, la promessa che annuncia.
Una breve spiegazione alla newsletter, come il payoff per il nome del brand, è un ottimo gancio quando è efficace, chiara e fresca.
Nel caso della mia newsletter, Cartucce, sono partita dal contenuto per arrivare al nome. Voleva essere molto pratica: uno spunto di lettura, un esercizio di scrittura e uno spunto creativo, al mese.
Tre scintille, tre lampi, tra post-it da incollare alla lavagna come promemoria.
Tre cartucce, in canna o sulla tua scrivania.
Ecco qua.
Quali tecniche e quali strumenti possiamo utilizzare per fare brainstorming e arrivare al nome perfetto?
Ho solo alcuni strumenti convenzionali che si possono facilmente procurare.
Le altre sono tecniche totalmente personali, che funzionano bene su di me. Ognuno ha le sue.
- Liste: compila liste, comprati un quadernone possibilmente a fogli bianchi e inizia a scrivere parole come se piovesse. Cerchiale per similitudini, analogie o differenze, collegale con frecce colorate. Traducile in schizzi se ti va.
- Un dizionario dei sinonimi e contrari perché non ne sappiamo mai abbastanza.
- Un dizionario etimologico, per capire da dove vengono le parole e quali sono le possibili analogie.
- Un dizionario italiano-inglese perché a volte apre sinapsi che non ti aspetteresti.
- Internet perché la ricerca parte anche da qui.
- Cammina all’aperto, possibilmente in una giornata di sole.
- Se ti piace cucinare, impasta: un dolce o una pizza, ma sporcati le mani.
- Prenditi del tempo per guardare le cose da un altro punto di vista. Esercitati a essere formica e poi aquila.
- Leggi un romanzo fantasy o (ri)guarda Star Wars.
Grazie Chiara, per aver condiviso i tuoi strumenti del mestiere e averci dato tanti spunti per iniziare a definire la nostra identità.
Se vuoi approfondire, visita chiarafoffano.it
